La mobilità interregionale è il motore dell’economia sul nostro territorio e l’importanza del “sistema mobilità” ormai è noto a tutti in quanto il comparto vale oltre il 10% del Pil italiano.
Muoversi oggi tra le regioni per motivi strettamente necessari (in primis, lavoro) significa utilizzare con tanta difficoltà le diverse modalità di trasporto a lunga percorrenza, aerei compresi.
Avete provato ad organizzare un viaggio A/R in questi giorni per i succitati motivi strettamente necessari? Un disastro, è praticamente impossibile muoversi in aereo: costi elevatissimi?
No, costi assolutamente insostenibili (come mostrato nella foto allegata). Alitalia offre un volo A/R tra Genova e Palermo, ad un costo di poco inferiore ad 800 euro. Sembra di ritornare indietro negli anni ’80 quando volare era uno lusso per pochi eletti.
Il punto purtroppo è un altro ed interessa direttamente la nostra bene emerita Alitalia, in attesa che diventi ITA. I diversi decreti hanno gentilmente donato nelle casse del vettore la modica cifra di 3 miliardi di Euro. In sostanza lo Stato ha trasferito un importo pari allo stesso volume di affari dichiarato dall’azienda nel 2018.
Di conseguenza, la new company (la cui operazione è tutt’oggi sotto i riflettori della CE in quanto, secondo il nuovo quadro temporaneo Ue, gli interventi statali per le ricapitalizzazioni non possono riguardare le società già in difficoltà prima del 31 dicembre 2019) ha tutte le carte in regola per far volare i cittadini italiani, con una flotta disponibile dichiarata in tempi non sospetti di 92 aerei.
In quest’ottica il vecchio Ad di Alitalia disegnava il profilo della futura compagnia con un piano industriale che puntava sul settore di mercato “premium” in quanto “puntare sulle tariffe basse significava suicidarsi”. Orbene, il tempo ormai non è a favore della nuova ITA, che nel frattempo ha consegnato la vecchia Alitalia in amministrazione straordinaria, e si allungano i tempi del decollo della newco. Quindi, in attesa della (ri)nascita della nuova Alitalia, e del piano di riordino del settore a cura del MIT tanto decantato e mai rilasciato, una soluzione di ripresa economica potrebbe esserci.
Perché non puntare al mercato domestico le cui relazioni potrebbero reggere la crisi preventivata da tutte le agenzie del settore? Una soluzione che porterebbe al mercato del settore nuova linfa e quel dinamismo economico che tanto serve oggi alle società che gestiscono gli aeroporti italiani.
Il nuovo Piano Industriale di ITA potrebbe essere rivisto ed integrato con le valutazioni succitate, a tutela dei tanti lavoratori del settore aeroportuale, circa 40 mila, che hanno avuto 186 giorni di cassa integrazione per ogni dipendente nel 2020 e che rischiano seriamente il proprio posto di lavoro. Ed occorre far velocemente affinché ITA disponga di un livello di servizio adeguato alle esigenze degli italiani, evitando di offrire costi insostenibili agli utenti che continuano a spostarsi sul territorio italiano.
Pugliese di origini, Marco Carmine Foti ha vissuto e studiato a Reggio Calabria dove si è laureato in Ingegneria Civile e specializzato nel settore dei trasporti e della logistica. Vive e lavora a Genova dove svolge la sua attività professionale prevalentemente nel campo della pianificazione e progettazione dei trasporti, studi di fattibilità tecnica e analisi economico-finanziarie, piani di riqualificazione e studi di sistemi ed infrastrutture di trasporto. Membro della Commissione Trasporti dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova, è stato più volte selezionato tra gli esperti di riferimento per il MIT.
Collabora ed è autore presso il quotidiano on line Start Magazine.